RICORDI – L’intervista a Evaristo Beccalossi, del nostro Vicedirettore, Maurizio Ceccarelli a Luglio del 2009 per Radio Piombino Centrale
Evaristo Beccalossi ha vestito la maglia dell’Inter dal 1978 al 1984 vincendo uno Scudetto nella stagione 1979/80, una Coppa Italia nel 1982 e un Mundialito per club nel 1984, risultando fra l’altro il miglior giocatore del torneo.
Beccalossi sei anni di Inter, lei è arrivato nel 1978 e l’anno successivo ha conquistato subito lo Scudetto. Era l’Inter del Presidente Ivanoe Fraizzoli, dei dirigenti Sandro Mazzola e Giancarlo Beltrami e di Eugenio Bersellini allenatore. Un progetto che prevedeva lo Scudetto in tre anni. In quella squadra c’erano Bordon, Oriali, Bini, Marini, Altobelli… Una squadra davvero molto forte. Cosa è mancato a quel gruppo per aprire un ciclo vincente?
“La società aveva programmato molto bene, pescando anche giocatori interessanti dalla Serie B come Altobelli, il sottoscritto e Pasinato e inserendo sette otto giocatori del settore giovanile. Era un Calcio diverso, siamo stati l’ultima squadra tutta italiana ad aver vinto il titolo. L’anno dopo ci fu l’apertura agli stranieri e lì, probabilmente, qualche altra società è stata più brava di noi e ha scelto meglio. Noi non siamo stati fortunati: ad esempio il mio amico Hansi Müller arrivò a Milano con grossi problemi fisici. Peccato perché quella squadra era destinata ad aprire un ciclo”.
L’anno dopo lo Scudetto l’Inter arrivò in Semifinale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Sconfitta al “Santiago Bernabeu” per 2 a 0. Nel ritorno a San Siro non fu sufficiente il gol di Bini. Finì 1 a 0 e l’Inter fu eliminata. Che ricordo ha di quella sfida?
“Lì non c’è stato niente da fare. Quando andavi a giocare là, in Spagna, davanti a centomila persone, mentre loro facevano tacco punta, a noi le gambe cominciavano a tremare prima ancora che iniziasse la partita. Quello era il Real di Camacho, Juanito, Santillana, Del Bosque, Angel, una squadra fortissima, superiore alla nostra. Già il fatto di essere arrivati lì, era per noi motivo di grande soddisfazione”.
Cosa è stato per Lei Eugenio Bersellini?
“E stata una figura molto importante. È stato quello che ha avuto la pazienza di tirare fuori il meglio di me: dai ritiri anticipati, alla preparazione, fino alle diete. Gli voglio un bene dell’anima perché a 22 anni la testa era quella che era, nel senso che trovarsi in un certo ambiente, in una grande città e giocare davanti a 80.000 persone, per me tutti i giorni era festa. Ho sempre ritenuto di essere una persona estremamente fortunata”.
È iniziato il ritiro Pre-Campionato dell’Inter. Josè Mourinho ha dichiarato che la rosa che ha a disposizione non è quella da lui sognata. Lei che ne pensa?
“I sogni sono una cosa, poi, se guardiamo la realtà, credo che abbiamo fatto una squadra che, con l’inserimento di Thiago Motta e Milito va già bene, rispetto ad altri che vanno a scegliere giocatori di seconda fascia, oppure cercano di rilanciare quelli che hanno in casa, a parte la Juventus che secondo me ha operato molto bene. Questa è un’esternazione che ha fatto Mourinho, con tutto il rispetto per lui penso che noi siamo già competitivi così, anzi, suggerirei di lavorare un po’ meglio per migliorare in certi aspetti”.
È vero che Evaristo Beccalossi quando giocava fumava?
“Già parlarne mi da fastidio e mi mette in difficoltà. E uno dei vizi più brutti che ho avuto”.
Quindi ogni tanto ci scappava una sigaretta?
“Sì, anche per stemperare la tensione. Riuscivo anche a farlo tra il primo e secondo tempo, che non era certamente un bell’esempio”.
Si parla di un interessamento dell’Inter per Pavel Nedvěd. Servirebbe davvero ai nerazzurri un giocatore così?
“Credo che sia un’operazione soprattutto del procuratore Mino Raiola. Io ritengo che non sia neanche giusto per il rispetto dei tifosi Juventini. Nedvěd è stato una bandiera della Juve e diventerebbe difficile portarlo in casa nostra anche se a parametro zero. Una stagione la potrebbe ancora fare ad alti livelli, però, ecco, è giusto rispettare anche i giocatori e soprattutto la gente che va allo stadio e individua certi miti e certi idoli e di lasciarli tranquilli per le scelte che hanno fatto”.
E forse se non dovesse accettare farebbe contente due tifoserie: quella juventina e quella interista…
“Come giocatore, se ragiono da addetto ai lavori, posso dire che in Champions League un giocatore come Nedvěd può essere ancora utile, però, ripeto, credo che sia più un’operazione del procuratore, che è lo stesso di Ibrahimović , che probabilmente l’ha buttata lì”.
Si diceva che con Beccalossi in campo non si giocava mai in 11: o si giocava in 12 o si giocava in 10. E d’accordo?
“L’ultimo anno di Mancini all’Inter ricordo che eravamo alla Pinetina con Oriali e guardando i giocatori che si allenavano, io Mancini e Oriali ci dicevamo: “Menomale che siamo riusciti a giocare prima, perché nel Calcio di oggi sarebbe stato davvero difficile”. Quelli che arrivano a certi livelli oggi sono dei fenomeni, sia a livello fisico sia a livello tecnico”.
A 53 anni cos’è l’Inter per Evaristo Beccalossi?
“L’Inter è stata quello che ancora oggi mi permette di vivere l’ambiente, di lavorare per la società, di andare in televisione a parlare della squadra del mio cuore, di essere partito da un paesello e vivere a Milano da trent’anni. Ho avuto la fortuna di conoscere tantissime persone di altri ambienti e tutto questo grazie all’Inter. Poi è chiaro che la strada l’ho fatta da solo con le mie gambe, però se non ci fosse stato l’Inter non mi potrei permettere a 53 anni certe cose”.






