I più giovani (ma non solo) non lo sanno, ma un tempo, negli Anni Sessanta, le sostituzioni dei giocatori non esistevano. Si usava, in caso di infortunio, spostare il giocatore all’Ala sinistra, cove si riteneva che non potesse danneggiare il gioco, ma in ogni caso, occupare una fetta di campo, giocando anche qualche pallone di rimessa.
Oppure, nei casi più gravi, la squadra rimaneva in dieci.
In Nazionale ci fu un caso eclatante che costò la vita ad Armando Picchi, il Capitano della “Grande Inter”.
Il teatro è quello di Sofia (durante Bulgaria-Italia 3 a 2, partita valida per la qualificazione agli Europei del 1968).
Picchi si è infortunato gravemente nel primo tempo (al minuto 24) a causa di un rovinoso scontro con l’attaccante bulgaro Dimitar Yakimov, che gli cade addosso. Così, l’impianto difensivo degli Azzurri viene destabilizzato. Si tratta di una frattura del tubercolo sinistro del pube e di una commozione cerebrale. Con un infortunio di questo tipo il giocatore dovrebbe assolutamente uscire, ma lui non vuole lasciare i suoi compagni.
Esce solo per qualche minuto, in stato confusionale, poi, rientra. Ma, appunto, lo mettono a giocare all’Ala.
Resiste, anche se, in verità, non sta in piedi. Alla fine lo portano fuori a spalla e viene ricoverato (Ahinoi…) in un ospedale locale, dove rimarrà venti giorni e dove le cure sono tutt’altro che adeguate. Il Paese Comunista è retrogrado.
Fino Fini (medico della Nazionale e successivamente Responsabile del Museo della Nazionale di Coverciano) non se l’era sentita di imbarcarlo, perché si era accorto che aveva una emorragia interna. Non poteva immaginare la scarsa disponibilità di medicinali di quell’ospedale.
Il fratello Leo si preoccupa perché ha poche informazioni (medici competenti, ma senza medicinali). Non avevano Penicillina e non avevano antibiotici e si attuò una infezione terribile nella regione del pube.
Per avere il visto per raggiungerlo ci vollero venti giorni.
Leo (che era farmacista) si fece dare un bisturi e praticò un’incisione all’inguine e schizzò fuori del sangue putrefatto.
Borghi. Il Presidente del Varese, dove ora giocava Picchi, mise a disposizione un aereo per riportarli in Italia.
A causa di questo incidente Armando Picchi morirà “di un brutto male” (come si diceva allora).
ANNI SETTANTA
Finalmente negli Anni Settanta si arriva alla possibilità di sostituire: prima un giocatore più il portiere, poi, nel tempo, sino a tre giocatori.
Gli Anni del Covid (2020) portano al sistema attuale che permette di sostituire cinque giocatori.
Questa soluzione, naturalmente, favorisce le grandi squadre che tra le riserve possono vantare giocatori di primo livello, ma è anche un banco di prova per gli allenatori che devono prevedere di tessere una maglia di gioco che non sia sconvolta dai cambi… Cinque giocatori, infatti, sono mezza squadra.
(La foto di copertina è riferita a #InterPisa (6 a 2) del gennaio 2026. La foto di #ArmandoPicchi con la tuta della #NazionaleItaliana proviene dall’Archivio di #PierluigiArcidiacono)







