Volevano vincere…

In Campo In Primo Piano Nerazzurri

DORTMUND – Non si tratta del classico orgoglio “Bauscia” che dovrebbe caratterizzare tutto il tifo nerazzurro.

Lungi da noi.

Questo si è perso nel tempo, soffocato dallo starnazzare degli espertoni che affollano le tavole rotonde televisive; a cominciare da ex arbitri abbronzati (anche fuori stagione), che ancora non hanno imparato quando un fallo sia rigore e quando no…

Ne siamo vittime anche noi, perché nonostante la passione (cioè l’appartenenza interista), l’esperienza professionale e i continui aggiornamenti, come affermava Joseph Goebbels: una bugia (nel nostro caso correggiamo in “fesseria”) ripetuta mille volte diventa verità.

Così ci si accomoda nello stadio di Dortmund e si gode dello spettacolo dei tifosi del Borussia, perché loro (tutti e non solo gli Ultrà) nella loro squadra ci tengono e non badano al Quarto Potere.

Oppure, ci si siede in un pub milanese, con un boccale di birra davanti a noi, al quale si da più importanza delle azioni di gioco.

Tanto vincere non serve a niente.

Tanto questi sono forti e prima o poi segnano.

E, poi, c’è l’ordine di scuderia: Puntare tutto sul Campionato, sennò, finisce come nella passata Stagione.

Invece, no. I ragazzi non ci stanno e tutto si può dire fuorché non sia l’Inter a fare gioco.

Ultimamente abbiamo senti to il vecchio Capitano (Campione del Mondo): Beppe Bergomi, “Lo Zio”, affermare che Dimarco è più forte di quanto lo fosse Maldini.

Un po’ ci ha lasciato perplessi, ma poi abbiamo assistito allo 0 a 1 di ieri sera del goal su punizione del buon Federico… Non come Mariolino Corso a “Foglia morta”, non come Maradona, non come altri grandi Campioni. Una punizione perfetta: potente, sopra la barriera, nell’angolino. Una punizione alla Dimarco.

 

Pierluigi Arcidiacono
Pierluigi Arcidiacono
Il nostro Direttore, Pierluigi Arcidiacono, un giorno chiese al suo papà di portarlo ad assistere a Inter-Sampdoria, nel 1971, quando non aveva ancora dieci anni. Aveva saputo che Suarez non giocava più con la maglia nerazzurra, ma con quella blucerchiata. Questo, nella logica di un bambino, gli appariva come una cosa molto strana, quindi, desiderava vederlo in campo. Quel giorno giocavano gli uomini che avrebbero vinto l’11° scudetto della storia dell’Inter e quella squadra rimarrà sempre nel cuore del nostro Direttore. La partita finì 3 a 1 per i nerazzurri. Segnò prima Mazzola al 46°, poi, Boninsegna su rigore al 65°, ancora Boninsegna all’80° e, infine, proprio davanti agli occhi del nostro Pigi Arcidiacono, Suarez segno il goal della bandiera su rigore. Passarono un po’ di anni. Pigi scrisse molto (poesie, articoli, libri e testi teatrali) e tra i suoi scritti si trovano anche diversi testi sull’Inter. Si ricordano soprattutto: “Vade retro Satana - Storie di una vita neroazzurra” (Librificio-Proedi - 2004), “Marco Materazzi - Degno della maglia” (Il Flabello - 2006), la monografia “La Grande Inter Anni ’60” (Cigra 2003 - 2007) e “Armando Picchi - Un nome già scritto Lassù” (Il Melograno - 2011). Da non dimenticare anche: “Massimo Moratti - Mai visto un cuore così grande” (Il Flabello - 2006) e il primo libro pubblicato in Italia su Javier Zanetti, “Milano siamo noi - Il cuore del Capitano” (Il Flabello - 2009) . Nel 2013, Arcidiacono, inizia a pensare al sito #INTER (Hashtag Inter) dove si tenterà di parlare di Calcio e dell’Inter diversamente, ma sempre con cuore.
http://www.hashtaginter.it