DORTMUND – Non si tratta del classico orgoglio “Bauscia” che dovrebbe caratterizzare tutto il tifo nerazzurro.
Lungi da noi.
Questo si è perso nel tempo, soffocato dallo starnazzare degli espertoni che affollano le tavole rotonde televisive; a cominciare da ex arbitri abbronzati (anche fuori stagione), che ancora non hanno imparato quando un fallo sia rigore e quando no…
Ne siamo vittime anche noi, perché nonostante la passione (cioè l’appartenenza interista), l’esperienza professionale e i continui aggiornamenti, come affermava Joseph Goebbels: una bugia (nel nostro caso correggiamo in “fesseria”) ripetuta mille volte diventa verità.
Così ci si accomoda nello stadio di Dortmund e si gode dello spettacolo dei tifosi del Borussia, perché loro (tutti e non solo gli Ultrà) nella loro squadra ci tengono e non badano al Quarto Potere.
Oppure, ci si siede in un pub milanese, con un boccale di birra davanti a noi, al quale si da più importanza delle azioni di gioco.
Tanto vincere non serve a niente.
Tanto questi sono forti e prima o poi segnano.
E, poi, c’è l’ordine di scuderia: Puntare tutto sul Campionato, sennò, finisce come nella passata Stagione.
Invece, no. I ragazzi non ci stanno e tutto si può dire fuorché non sia l’Inter a fare gioco.
Ultimamente abbiamo senti to il vecchio Capitano (Campione del Mondo): Beppe Bergomi, “Lo Zio”, affermare che Dimarco è più forte di quanto lo fosse Maldini.
Un po’ ci ha lasciato perplessi, ma poi abbiamo assistito allo 0 a 1 di ieri sera del goal su punizione del buon Federico… Non come Mariolino Corso a “Foglia morta”, non come Maradona, non come altri grandi Campioni. Una punizione perfetta: potente, sopra la barriera, nell’angolino. Una punizione alla Dimarco.






